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Sergio RamelliContributo inviatoci nel lontanissimo 2000, lo ripresentiamo così come lo presentammo allora

"Perchè Ramelli

Ramelli non era un conformista, le sue idee erano diverse da quelle della stragrande maggioranza dei suoi coetanei. Per questo motivo "Avanguardia Operaia" lo condannò a morte, in nome dell’ "Antifascismo Militante" e della "Caccia all’eversore nero". Furono, però, numerosi i caduti in nome di "un’idea abbastanza grande": ma Sergio Ramelli, forse per i suoi 18 anni, e soprattutto per i 47 giorni di coma, è diventato il simbolo di chi ha lottato, creduto, sperato, pianto, gioito e sofferto nel nome di una diversità, di un amore, di un pensiero che affonda le sue radici e le sue origini nei valori, nelle tradizioni, nell’onore della nostra antica civiltà Italiana – Europea.

1988: IN UNA VIA SERGIO VIVE ANCORA

23 aprile 1988, Verona, a poche centinaia di metri dalla stazione FS di Porta Nuova: una data, un luogo, un avvenimento per i molti insignificante, addirittura una zona triste dato che di giorno è vissuta solamente dagli studenti di due istituti superiori e di notte è zona di passaggio per i clienti delle prostitute… Per tutti i Camerati, invece, quel giorno, questa città, quel piazzale vicino ad una stradina in salita lunga 50 metri, vuol dire tanto; è forse il maggior riconoscimento della lotta, dei sacrifici, della grandezza del nostro amore. Da quel momento il maggior simbolo della ribellione al sistema, della violenza subita per mano dell’odio comunista e ad opera della repressione democratica, non solo veniva ricordato, ma soprattutto onorificato, preso ad esempio, considerato e reso immortale.

Il 23 aprile 1988 viene inaugurata " VIA SERGIO RAMELLI" alla presenza della madre, dei dirigenti MSI e di numerosi giovani in corteo. Poi un concerto di musica alternativa con gli "Amici del Vento" e gli "ZPM" e quindi l’azione clamorosa dei militanti F.d.G. del tempo che srotolano sull’ Arena uno striscione di 30 metri con scritto "ONORE AI CAMERATI CADUTI". A volere la Via furono gli allora consiglieri comunali del MSI veronese Roberto Bussinello, Nicola Pasetto, Mario Rolando. Dopo una lunga ed entusiasmante battaglia durata 2 anni, i tre ottennero l’ intitolazione (la proposta fu votata in Consiglio comunale, a maggioranza di centro-sinistra, e fu approvata all’ unanimità, con la sola e ovvia astensione dei consiglieri comunisti ).

PERCHÈ SERGIO NEL 2000 VIVE ANCORA

Sergio Ramelli, non solo un camerata, non solo un martire, non solo un ragazzo di 18 anni, non solo una morte sofferta a causa di un’agonia durata 47 giorni, non solo un eroe o un coraggioso. Sergio è un simbolo anche per il 2000, ma non un semplice simbolo da attaccare sulla giacca o da sventolare in piazza: è un esempio, un modello da seguire, è la spinta morale alla lotta in difesa delle proprie idee, è l’amore per il proprio popolo, è l’incoraggiamento nelle difficoltà.

Lui, diverso dalla massa dei suoi coetanei, originale nella sua scelta, ostinato a continuare a sperare nella vittoria di qualcosa di più grande di lui, di qualcosa di spirituale, trascendente, ma anche di qualcosa di ripudiato, osteggiato, pericoloso.

Anche Sergio avrà avuto paura, avrà avuto ripensamenti, ma ha continuato, nonostante tutto e tutti. Oggi, come nel ’75, Sergio vive, vive in noi come esempio e forza. Il nemico di allora aveva la falce ed il martello, quello di oggi il denaro; cambiano le armi, i rischi, ma il Sistema è sempre lo stesso: livellatore, massificatore e pronto a reprimere chi pensa diversamente. Ecco perché Sergio è luce anche per il 2000: la sua diversità, il suo non conformismo, i suoi sogni, le sue paure ci riguardano al punto da ricordare, urlare il nome, cantare, lottare con e per un ragazzo che non abbiamo mai conosciuto, ma che sentiamo come uno di noi, come un caro amico, un fratello, perché lui era come noi. Voce singola controvento, nonostante non gli mancasse nulla, poteva starsene calmo, tranquillo, fregarsene, preferì il rischio, la speranza nel domani, la salvezza della nostra civiltà e dei suoi valori. Noi, oggi, come lui e per lui, per noi, per il nostro popolo, mossi da un credo che abbiamo nel cuore e dal suo ricordo; ma questo non ci basta! Lui rappresenta lo slancio giovanile, lui l’emozione, lui l’altruismo, lui l’anticonformismo, lui la purezza, lui la capacità di pensare con la propria testa, lui l’essere. Noi, a distanza di quasi 25 anni, vogliamo essere come lui, vogliamo raggiungere, rendere reali nel suo nome i suoi sogni. Il giovane del 2000 può ancora farlo, può credere, può essere superiore e diverso alla massa."

I CAMERATI DI ALTERNATIVA ANTAGONISTA VERONA

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