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Daniel Wretström (Clik immagine)Daniel Wretström, svedese ma di origini finlandesi, militante nazionalista che faceva il batterista nel gruppo rock Vit Legion (Legione bianca), fu assassinato nella notte tra l8 e il 9 dicembre 2000 in un feroce agguato compiuto da una gang multirazziale composta da 15 persone. Aveva solo 17 anni. Stava rientrando a casa dopo aver partecipato a una festa tra amici a Salem, alla periferia di Stoccolma. Era in attesa dell’autobus che lo avrebbe riportato a casa.
Gli assassini, dopo essersi dati alla fuga, grazie a varie testimonianze furono arrestati, ma il processo si dimostrerà di fatto una gigantesca farsa. Dei sette arrestati, l’esecutore materiale dell’omicidio - Kaled Odeh - verrà giudicato incapace di intendere al momento dell’omicidio; fu condannato alla reclusione in una clinica psichiatrica per un processo di rieducazione. Degli altri componenti il gruppo, due furono condannati al risarcimento di 1800 corone (200 euro!!!) e tre a quaranta ore di servizi socialmente utili, uno fu persino assolti! La morte di Daniel lascerà un vuoto incolmabile nella sua famiglia e nei suoi amici e soprattutto dolore, perché la sua morte non ha avuto giustizia.
A partire dal primo anniversario dell’omicidio, i gruppi nazionalisti svedesi - che hanno dato a Daniel Wretström la qualifica di martire - iniziarono a organizzare a dicembre una marcia commemorativa alla quale partecipava una media di un migliaio di persone provenienti principalmente dalla Scandinavia, ma anche dalla Germania e dagli Stati Uniti d'America: era la “Marcia di Salem” (la “Salemmarschen”), che ben presto divenne la più grande manifestazione annuale delle organizzazioni di estrema destra in Svezia. Su iniziativa di movimenti antirazzisti si svolgeranno anche delle contro-dimostrazioni e vi saranno scontri violenti tra manifestanti e polizia. L’ultima di tali marce si svolse nel 2010. Il movimento britannico “Blood and Honour” acclamerà inoltre Daniel Wretström come “l’Horst Wessel della nostra generazione”.

La tomba ove riposano i resti mortali di Daniel Wretström (Clik immagine)L’omicidio di Daniel Wretström avvenne in un particolare contesto; in quelle settimane, a seguito di un episodio rivelatosi poi infondato, in Svezia era infatti iniziata una campagna mediatica contro i camerati svedesi, che aveva creato un clima di estrema tensione nella società: i nazionalisti erano stati accusati di aver ucciso una bambina straniera di sei anni in Germania. Particolarmente grave era stata poi una lettera dei un politico svedese, in cui egli aveva incitato a schiacciare tutti gli “estremisti di destra”.

Ma ecco come venne descritto questo omicidio sul sito della Salemfonden (la Fondazione Salem, ora sciolta):

“Salem, un sobborgo di Stoccolma, 9 dicembre 2000. È proprio dopo la mezzanotte che una gang multirazziale formata da una quindicina di persone circonda un ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di Säbytorsvägen. Il ragazzo, un adolescente alto e magro, attende il bus per tornare a casa dopo aver partecipato a una festa.
‘Fottuto razzista!’, cominciano a gridare, mentre gli si avvicinano. Una ragazza svedese dai capelli lunghi biondi gli grida, con accento straniero: “Fottuto razzista! Osi stare qui? Non hai paura?”.
Poche settimane prima dell’accaduto, i media avevano iniziato una campagna d’attacco contro i patrioti svedesi. Tra le altre cose, essi sostenevano che gli ‘estremisti dell’ultradestra’ avessero assassinato una bambina straniera di sei anni in Germania. In seguito, verrà dimostrato che le accuse erano infondate e che era stato tutto un’invenzione.
‘Colpitelo a morte!’, ordina una ragazza a quella marmaglia aggressiva, che ha già iniziato a colpire la preda.
La gang sa infatti che ora le è permesso attaccare una persona sospettata di essere razzista. Un paio di giorni prima hanno infatti ottenuto l’ok persino dalle alte cariche del governo: il primo ministro svedese Goran Persson ha scritto in un articolo - su uno dei principali periodici svedesi - ‘Li schiacceremo!’, riferendosi ai nazionalisti. E quella notte la banda multiculturale è pronta ad applicare alla lettera le parole dette dal primo ministro.
Quando inizia l’aggressione, Daniel si rende subito conto della sua posizione svantaggiata: è da solo di fronte a un gruppo assetato di sangue e armato con vari oggetti che useranno come armi. Cerca di trovare una via di fuga buttandosi sul cofano di un auto che passa di lì. ‘Per favore aiutami!’, implora al conducente dell’auto, sperando che lo porti via, al sicuro. Uno della banda grida qualcosa al conducente, e quest’ultimo cerca di liberarsi del ragazzo accelerando e frenando di continuo con l’auto. Il ragazzo cerca di aggrapparsi alla macchina, tentando di salvarsi, ma la banda lo afferra e lo getta a terra, sull’asfalto. L’auto fugge via e il pestaggio continua.
Ora incominciano a dargli calci e a colpirlo con delle spranghe sia sul corpo, sia sulla testa. Dopo un momento d’intensa violenza uno degli aggressori si arma di una sbarra di ferro di quasi un metro e mezzo di lunghezza e incomincia a colpire il ragazzo alla testa, senza fermarsi, sino a quando una ragazza che passa di lì incomincia a gridare istericamente, supplicando quella bestia di fermarsi. Una ragazza della gang si fa avanti e le dice: ‘Questo razzista se lo merita!’, e il ragazzo della banda alza la spranga in alto minacciando anche la ragazza accorsa in aiuto.
A questo punto, uno di quella marmaglia - che era corso a chiamare sul posto anche il fratello - fa ritorno e incomincia a saltare sul collo e sulla testa del ragazzo, ormai in condizioni critiche. Anche il fratello maggiore è venuto a dar quel che si merita a uno di quei detestabili razzisti che ‘uccidono i bambini’ e che sono una minaccia per la ‘democrazia’.
‘Fatemi spazio, ho un coltello!’, grida con eccitazione, e si lancia contro il ragazzo ormai svenuto, impugnando con forza il coltello. Gli altri membri della banda lasciano il passo a Khaled Odeh, che si siede sulla schiena di Daniel. Questi alza e conficca il coltello una e più volte. Dopo aver accoltellato quattro volte il ragazzo alla schiena, il coltello si spezza a metà. Khaled afferra la testa del ragazzo con la mano sinistra, per girarla.
Sente un furioso odio per quel ragazzo mutilato, un ragazzo che minaccia la democrazia, un ragazzo che assassina i bambini: per questo deve essere schiacciato. Così decide il da farsi. ‘Lo ucciderò’. E introduce il coltello nella gola di Daniel.
Soddisfatto del aver liberato la società da un razzista, lentamente si alza in piedi. Il sangue che gli copre la mano è ancora caldo. Guarda attorno a sé a la gente che lo osserva e grida che nessuno deve dire di aver visto qualcosa. Poi fugge dal luogo del delitto con suo fratello. Il resto di quella feccia si disperde in varie direzioni e scompare. ‘Schiacciare il razzismo!’ urla qualcuno andandosene via.
Però Khaled Odeh è stato visto. La ragazza svedese che ha assistito alla brutale aggressione si avvicina al ragazzo con le lacrime agli occhi. Daniel cerca di alzare la testa, ma non ci riesce. I suoi vestiti sono pieni del sangue, che esce a fiotti dall’arteria del collo. Tenta di respirare, ma dalla sua bocca esce solo un debole soffio, finché risprofonda sul gelido asfalto. La vita di Daniel Wretström è finita, mentre la ragazza cerca disperatamente di rianimarlo.
La Runa veglia su Daniel (Clik immagine)Quando Daniel era vivo, inondava tutto intorno a sé di risa e allegria. I suoi amici e i familiari lo descrivono come una persona amabile e socievole. La fiamma dei suoi occhi si è spenta quando aveva solo 17 anni e aveva tutta una vita dinanzi a sé. ‘Mio figlio Daniel era un ragazzo meraviglioso, con due occhi che brillavano’, ci racconta la madre. ‘Lui illuminava la vita con il suo humour e i suoi scherzi. Non sempre i giorni erano radiosi, però tutto quello che abbiamo vissuto ci unisce fortemente l’uno con l’altro. Lui trovava la tranquillità e la calma quando andava a pescare, poteva starsene ore e ore in barca, solo osservando e godendosi la pace. Daniel adorava pescare, conoscere ragazze, suonare la batteria e stare con la sua famiglia. Penso che Daniel fosse un ragazzo fantastico, di cui andavo fiera. Se qualche volta questionavamo, poi seguiva subito un ‘mi dispiace’. Spesso mi diceva ‘Mamma, ti amo’, e non si faceva problemi di dirmelo dinanzi ai suoi amici. Daniel era un ragazzo che lasciava sempre una bellissima impressione nelle persone che conosceva, e aveva conquistato molti cuori. Ogni volta che guardo fuori la finestra della cucina, verso la rimessa dove Daniel passava gran parte del tempo, vedo una finestra buia, senza luce, e mi domando, perché ti hanno tolto la vita?’.

Viene pertanto da chiedersi: vale davvero così poco la vita di un giovane svedese? Per mantenere viva la memoria di questo giovane svedese il cui sangue è stato versato sull’altare sacrificale dall’establishment, verrà organizzata organizzerà un marcia annuale in suo ricordo, in concomitanza dell’anniversario del suo assassinio”.

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