Il Giornale Nuovo, Sabato 11 marzo 2000
Di Marco Pirola
Al momento dell’arresto aveva dimostrato una loquacità insolita tanto da far riempire pagine e pagine di verbale. Documenti che erano stati immediatamente segretati per evitare fughe di notizie. Nei giorni successivi però aveva anche cambiato versione aggiungendo altri particolari e aggiungendo di essere stato lui stesso sul luogo dell’omicidio. Ora davanti al giudice delle indagini preliminari monzesi, che doveva convalidare il suo fermo, si è trincerato dietro la facoltà di non rispondere.
Alessandro Troccoli, 26 anni, coinvolto nell’omicidio di Alessandro Alvarez studente universitario di Cologno Monzese, rimane in carcere solo per l’accusa di detenzione di armi. Tutte le sue dichiarazioni erano state rilasciate infatti senza la presenza di un avvocato e quindi per il momento risultano del tutto inutilizzabili. Il fatto che abbia dichiarato di essere stato presente all’omicidio e altri indizi a suo carico non sono stati però sufficienti dal Gip per convalidare il fermo per concorso in omicidio. Le sue parole non hanno ancora trovato riscontri oggettivi. Non c’è l’arma del delitto, non ci sono testimoni che lo accusano, solo le sue dichiarazioni fatte in due momenti successivi, per giustificare la sua presenza in quel viottolo buio alla periferia di Cologno Monzese dove aveva trovato la morte il giovane universitario. Ma gli inquirenti non demordono. Ancora ieri pomeriggio hanno interrogato una diecina di persone. Hanno risentito Domenico M., in carcere per armi. E’ la persona che nella prima versione data da Troccoli al magistrato, era stato accusato dell’esecuzione materiale dell’assassinio. Quest’ultimo ha confermato il suo alibi di ferro per quella notte. Venerdì 3 marzo alle ore 21.30 era a casa con la convivente e i due figli a guardare la televisione. Versione confermata. Poi i magistrati e i carabinieri sono partiti di nuovo con una serie di perquisizioni a catena alla ricerca del nascondiglio delle armi. Nelle settimane precedenti la sua tragica fine, Alvarez era stato minacciato. Un intimidazione contenuta in una busta infilata nella cassetta delle lettere. Dentro un proiettile. Di questo episodio Antonio Tanga, il sostituto procuratore che conduce l’inchiesta ha trovato traccia in una denuncia contro ignoti. Se sul fronte processuale la difesa di Troccoli segna un punto a suo favore, gli inquirenti però non demordono e insistono nelle indagini. Partendo proprio dalle sue dichiarazioni e dalla ricostruzione che stanno facendo al computer gli stessi appartenenti all’Arma. Il reparto speciale di Parma che si occupa di questo risvolto delle indagini verrà a Cologno Monzese per ricostruire materialmente la scena del delitto che verrà anche filmata. La perizia balistica ha stabilito che Alvarez è stato ucciso da tre colpi. Il primo proiettile è entrato nel corpo del ragazzo con una traiettoria da destra verso sinistra. Troccoli ha dichiarato che ‘”Ombra” ha sparato è piombata alle sue spalle mentre l’amico era di fronte. Quindi le cose sono due. O Alvarez era di fianco rispetto al killer e la ricostruzione fatta dal testimone non è corretta o chi ha sparato era mancino. Troccoli usa perfettamente la mano sinistra. Ma questo indizio non è stato ritenuto sufficiente dal Gip monzese per convalidare il fermo anche per concorso in omicidio volontario. Tanto più che il guanto di paraffina, eseguito immediatamente dopo il fermo, ha dato esito negativo. La partita non è chiusa. Ancora a notte fonda Antonio Tanga e Antonio Diomedea, il maggiore dei carabinieri che collabora alle indagini, si sono nuovamente incontrati per fare il punto della situazione e “ritarare” la strategia alla luce degli ultimi sviluppi processuali avvenuti nel primo pomeriggio di ieri.

