Guareschi: un uomo contro la storia
Inizio trasmissioni ore 21.00
Giovannino Guareschi, comunque la si pensi è un personaggio sopra la storia, o meglio sopra gli eventi che caratterizzano un periodo storico. In estrema sintesi, e non è facile sintetizzare un personaggio come Guareschi,si può affermare che fu amato dal pubblico ed osteggiato dal potere. Come dimenticare "Trinariciuti"? o "Obbedienza cieca, pronta, assoluta"?
Sicuramente Guareschi non fu un fascista. Monarchico convinto si rifiutò d'aderire alla Repubblica Sociale Italiana, all'atto della liberazione dal campo di prigionia scatenò la sua vis polemica contro il comunismo ed i comunisti. Ma se nelle sue vignette si coglie umorismo e satira, nella creazione dei personaggi di Peppone e Don Camillo emerge tutt'altro. Emerge una visione dove fra avversari politici prevale sempre e comunque una visione comune della vita e dei valori.
Il secondo processo cui fu sottoposto Guareschi, quello relativo alle due lettere a firma di Alcide De Gasperi, e la sua conclusione è esplicativo sia del rapporto di Guareschi con il potere sia del suo proprompente nazionalismo che supera qualunque divergenza ideologica. La frase, a lui attribuita, alla sentenza di condanna è "esplosiva" «No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente.»
«Per comporre la biografia civile di Guareschi bisogna riconoscere i suoi tre paradossi: dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista; dopo aver vinto la battaglia nel '48, appoggiando la DC di De Gasperi, finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi; dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo e là scrisse il primo libro nero del comunismo.» Marcello Veneziani, Prefazione a Marco Ferrazzoli, Non solo Don Camillo, edizioni L'uomo libero.
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